giovedì 21 giugno 2007

Massì dai, vuotiamolo il sacco! (by Davide)

E' dimostrato: confessare le proprie colpe più o meno veniali, soprattutto quelle di più vecchia data, fa bene allo spirito. Il primo esperimento in tal senso è arrivata dalla geniale Didona, seguita a breve dal Busca e ora anche da me medesimo.

1. Cara mamma, sicuramente lo sapevi già (e, in realtà, credo tu non ne abbia mai dubitato nemmeno per un picosecondo): quel panino con il prosciutto cotto, abbandonato mezzo mangiato a bordo strada tra casa nostra e quella dei nonni (m. 100, scarsi. Strada inghiaiata di campagna, la quale termina con la suddetta casa dei nonni. Transito al di fuori dei miei familiari: solo il postino, da quando il pane non lo consegnano più a domicilio) ce l'ho buttato io. I panini che mi facevi erano sempre troppo grandi per me piccino, quindi non ce la facevo mai a finirli... Molti altri, più astutamente gettati in luoghi meno in vista, non sono (spero!) mai stati scoperti.

2. Cara nonna, quelle mille lire sul mobile dell'ingresso le avevo prese io. Avevo 4 anni, e il denaro era ancora un concetto abbastanza astratto per me (dopotutto non spendevo mai nulla, pagavano tutto i miei genitori...), però già mi sentivo attratto. E poi da bimbo ero un vero cleptomane: una volta ho rubato persino le chiavi di casa di un'amica di famiglia, almeno questo furto aveva un senso!

3. Cari mamma e papà, vorrei proprio confessare che quella "a" corsiva scritta con il pennarello blu sul quadro del salotto è opera mia. In effetti gli indizi sono tutti a sostegno della tesi, visto che è stranamente apparsa 2 o 3 giorni dopo che la maestra in prima elementare ci ha insegnato l'alfabeto.
Però... la verità è che proprio non mi ricordo di averlo fatto, si vede che la mia memoria ha cancellato l'increscioso evento.

4. Cara nonna (ma non quella di prima, l'altra), da ragazzino facevo la cresta sulla spesa, arrotondando i resti a mio favore. In questo modo ti fregavo quando andava bene anche 7-800 lire per volta, che aggiunte alle 10.000 che mi davi di mancia venivano una bella sommetta... mi rendo conto ora che non cambiava molto la mia piccola ruberia, ma allora mi sentivo molto astuto per come riuscivo a mascherare la cosa confondendo le voci di spesa tue e quelle dell'altra nonna e di mamma.

5. Caro fratello, quando io e Alessandro ti beccavamo "per caso" nascosto a fumare e riferivamo a mamma non era un vero caso: in realtà ti pedinavamo proprio, spiando i tuoi movimenti e a volte anche cercando nei cassetti delle "prove". La vita di campagna per due ragazzini talvolta è una vera noia, e il gioco dei detectives era stato un piacevole diversivo per un po' di tempo.

6. Caro papà, di quelle riviste osè che ogni tanto sbucavano nei posti più disparati (sotto la biancheria in bagno, nel mobile del bagno stesso, in cima all'armadio della cucina, sotto il letto, nella federa del cuscino... potrei continuare, ho idea) non è vero che non ne sapevo proprio niente niente... il fatto è che avevo individuato dei posti ingegnosissimi in cui ritirarli, ma quando venivo colto in contropiede nel vivo della "consultazione" mi toccava improvvisare, con risultati non sempre eccellenti. Posso però dire che effettivamente non le compravo io: troppo timido, nella mia vita ho comprato un'unica copia di Playboy presso l'edicola della stazione - e stavo per lasciarci le penne, passando alla storia come il più giovane morto per infarto dell'anno.

7. Cara prof. Angelino, quelle volte che avevo l'espressione assente e distratta... beh, qualche volta ero distratto davvero. La mia mente superiore si sentiva offesa dal dover tenere i ritmi dei miei tardi compagni, sicchè ogni tanto mi perdevo per i fatti miei. Per fortuna, sono sempre riuscito a non farmi sgamare, grazie a tre o quattro parole chiave che chissà come le mie orecchie avevano captato e riuscivo a ripetere quando mi veniva chiesto "Pallanza, di cosa stiamo parlando?".

8. Cara prof. Angelino di prima, il mio quaderno di appunti che dopo il primo quadrimestre di terza liceo raggiungeva quota CINQUE pagine non era frutto del mio estremo talento nella sintesi: l'avevo messo giù il pomeriggio prima, terrorizzato dal tuo "domani controllo gli appunti che avete preso finora". Io al liceo ho sempre studiato sui libri, prendere appunti era troppa fatica.

9. Cara cugina, quella volta che ero entrato per sbaglio nella roulotte in montagna mentre ti stavi cambiando ed eri a seno nudo non era proprio per sbaglio. Gli ormoni sono una brutta bestia, se con un blitz prendono il controllo ti fanno fare le peggio cose. E' vero però che all'ultimo mi ero vergognato di me stesso, limitandomi ad una veloce occhiata prima di distogliere lo sguardo e segnalare VOLONTARIAMENTE la mia presenza.

10. Care "signorine" che prestate servizio nei pressi di Vigevano, non so se vi ha dato fastidio vedere un'auto fare avanti e indietro davanti al luogo in cui stazionavate per 6 volte di seguito, rallentare buttando un'occhiata "furtiva" e poi accelerare di nuovo. Non chiedetemi che senso abbia avuto nè cosa ci fosse di eccitante, per ogni chiarimento vi rimando agli ormoni di prima.

11. Caro carabiniere, quella volta che sorpassavo in moto in un punto con linea continua e limite di 50 km/h non stavo accorrendo al capezzale della nonna malata. Una nonna abita nella stessa casa al piano di sotto, l'altra abitava a 100 metri scarsi... è stata la prima scusa che la disperazione mi ha dettato, e per fortuna non è arrivato nessun malanno alle nonne suddette nel periodo successivo all'ignobile menzogna o non me lo sarei mai perdonato.

12. Cara mamma, quella volta che mi sei venuta a prendere al mare dopo 5-6 giorni di vacanza e mi hai trovato stravolto non era perchè avevo mangiato qualcosa che non andava... in realtà avevamo celebrato l'ultima notte facendo l'alba, mangiando focaccia appena fatta e facendoci pestare dal custode notturno dei giochi gonfiabili per bimbi. In effetti, non si è mai sentito di qualcuno che abbia mangiato qualcosa che non va e si riprende dormendo tutta la mattina sul lettino in spiaggia.

13. Caro papà, la prima volta che sono tornato alle 5,30 dopo aver fatto serata a Milano non era proprio una cosa improvvisata e imprevista, come ti avevo fatto credere... ci pensavamo già da qualche giorno, ma non avevo avuto il coraggio di chiedere il permesso temendo (e, mi sia consentito, a ragione) che mi sarebbe stato negato. Per la cronaca, non è nemmeno vero che mi fossi opposto così ferocemente: in realtà ero tra gli aderenti più entusiasti all'iniziativa.
Per fortuna poi ho imparato il trucco di comprare il giornale e portartelo da leggere in anteprima, altrimenti non so come sarebbe finita.

14. Caro Pippo, è vero: quella domenica che giocando a D&D il dado aveva fatto 5 venti uno in fila all'altro almeno due (visti con i miei occhi) erano delle falsificazioni. Però sicuramente altri due erano genuini! il quinto non so.

15. Caro Raffaele, rassegnati: il montepremi del fantacalcio, che ti sarebbe spettato visto il distacco clamoroso della tua squadra a tre giornate dalla fine, ce lo siamo spartiti io, Alessandro ed un altro che ora non ricordo ma potrebbe essere Cesare. Non lo vedrai mai.

16. Cara Betta, mi dispiace che tu ci sia rimasta male perchè ho smesso di frequentare casa tua. Non ho mai avuto nulla contro di te, e ad essere sincero il motivo vero non era nemmeno che avevo litigato con buona parte degli altri con cui ci ritrovavamo (cioè, avevo litigato davvero e di brutto... ma non credo che sarebbe stato motivo sufficiente per troncare così con tutti).
In verità volevo soprattutto smettere di incontrare così di frequente una certa ragazza, che con nome di fantasia chiamerò "mmmElena", che ogni volta mi straziava il cuore con il suo tira-e-molla.

17. Cara Daniela, madre della suddetta Betta, quella volta che mi ero addormentato sulla poltrona dei cappotti e avevo gli occhi un po' strani era perchè avevo appena dato qualche tiro di canna, e il rollatore non era propriamente un esperto... immagino che gli altri si siano fumati una Marlboro smontata e rifatta, e a me sia toccata la boccata di cioccolato puro. Comunque dopo quella volta ho smesso, da allora ho fumato ancora a distanza di parecchi anni ma con molta più attenzione.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Bhè non c'è che dire... ti sei tolto parecchi sassolini... ma la devo considerare una svolta mistica? ;-))
sPunto

monia ha detto...

AMMAZZA!
a' davide...hai deciso di espiare tutte le tue colpe in un solo momento?
è stato bandito un concorso per la beatificazione accelerata?
carina questa cosa( leggi= interessante ficcare il naso nei c***i degli altri)!
forse lo farò anche io...dipende da quando voglio compromettere la mia reputazione.
hmmm...no...forse è meglio ke io stia zitta...ecco...

Davide ha detto...

Nessuna svolta mistica, caro sPunto: semplicemente, sembrava un'idea divertente. Per fortuna non ho mai ucciso nessuno (non come quella maniaca che fa strip di fronte agli anziani e deboli di cuore), sicchè queste piccole marechelle sono cosa di cui in fondo a distanza di anni si può anche ridere ^^

Cara Monia, accelerata finchè vuoi - ma mi sa che rimane un paletto: prima di essere fatto beato devi essere fatto morto. Pertanto, vedi, non è che abbia davvero tutta questa fretta :P

Coraggio, confessati anche tu: fa bene allo spirito!

la didona ha detto...

Ehi non sono una maniaca! Ho solo delle leggere difficoltà ad individuare il sottile confine tra burla divertente e denuncia penale! (Peraltro nessuno si è lamentato) E adesso sono molto più buona. Adesso scusa ma devo andare su travian a manipolare subdolamente alcuni quindicenni affinchè attacchino un mio vicino.

alessandro ha detto...

poche puntualizzazioni estemporanee:
- caro Fabrizio, per tenere traccia di tutti gli indizi che ti avrebbero inchiodato come fumatore, avevamo addirittura deciso di allestire un registro delle osservazioni (credo che il quaderno sia stato interrotto al secondo indizio, ma l'idea era a dir poco perversa).
- io il montepremi del fantacalcio non l'ho preso (e comunque avrei dovuto vincere io, dal momento che ci sono stati degli evidenti truschini alle mie spalle e a mio danno).
- e quella volta, tutta la notte a Milano, con un faticoso ritorno celebrato dalle fatidiche parole del babbo: 'A l'è sa ciar' (fa già chiaro)... beh, niente, c'ero anch'io.