venerdì 6 aprile 2007

Rwanda, il grido del silenzio

Non so nulla di Africa. Contro ogni ragionevolezza, i meccanismi automatici del pensiero portano a postulare che ciò di cui non sai nulla non possa, in definitiva, discostarsi di molto da ciò che conosci bene. Gli astrofisici mascherano questa evidente limitazione cognitiva sotto paroloni altisonanti come Principio antropico, i vecchi delle mie parti la fanno più breve con tutto il mondo è paese.

Questa convinzione di fondo sopravvive indisturbata per buona parte del tempo. Poi, con una folgorazione preannunciata da diversi giorni (giorni in cui senza rendermene conto appieno mi ha spinto come in una premonizione a procurarmi il film "Hotel Rwanda", che ora ho a casa in attesa di essere visto), arriva la consapevolezza che dopotutto non è così.

La rivelazione questa volta si è manifestata sotto forma di post nel blog di un amico virtuale nizzardo, Dragor - journal intime: vi invito a visitarlo, a leggerlo, a rifletterci sopra. A me ha fatto venire i brividi, scioccato e commosso.



Verdi colline del Rwanda, cosi' belle e cosi' segrete.
Parlate col silenzio, e il silenzio grida di dolore...

Pascal Nzezahayo, poeta rwandese

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