lunedì 23 aprile 2007

Strana coincidenza...

Questo è un segno.
All'apertura di questo blog avevo già scelto un'immagine che mi rappresentasse...ed è stato Escher il prescelto.
Oggi mi ritrovo su uno degli ennesimi quiz di blogthings ed ecco cosa esce fuori:

Who Should Paint You: M.C. Escher

Open and raw, you would let your true self show for your portrait.
And even if your painting turned out a bit dark, it would be honest.

lunedì 16 aprile 2007

Citazioni

Ci sono frasi di film destinate a passare alla storia. Nessuno ha ancora capito bene perchè, ma una frase pronunciata nel modo giusto e scegliendo accuratamente le parole può uscire dal suo contesto, bucare lo schermo e fissarsi in maniera indelebile nel cuore e nella mente degli spettatori - o, perlomeno, di alcuni di loro (ne conosco viceversa altri, pur grandi appassionati di cinema, a cui questa cosa non capita: per suggestive che siano, le frasi scivolano su di loro come acqua).

Tutti ricordano "io ti spIezzo in due!", tutti ricordano "ho da farti una proposta che non puoi rifiutare", tutti ricordano "tu sei solo chiacchiere e distintivo, chiacchiere e distintivo!". La citazione che vi propongo però è un po' più di nicchia. E' più lunga, il che non è un bene: una frase che richieda di prendere fiato a metà fa molta meno presa. Ed è meno immediata, anche se portatrice di verità ed insegnamenti di vita. Semisepolta tra le altre chincaglierie della mia memoria è riaffiorata improvvisamente ieri sera, e nel dormiveglia mi sono impegnato nel tentativo di ricostruirla riuscendovi solo in parte. Dopo una breve ricerca su Wikiquote ecco qui il testo completo:

Non devo avere paura. La paura uccide la mente. La paura è la piccola morte che porta con se l'annullamento totale. Guarderò in faccia la mia paura. Permetterò che mi calpesti e mi attraversi. E quando sarà passata, aprirò il mio occhio interiore e ne scruterò il percorso. Là dove andrà la paura non ci sarà più nulla. Soltanto io ci sarò.

(Dune, 1984, regia di David Lynch)

mercoledì 11 aprile 2007

Puzzled...

Ora spiegherò perché mi piace tanto fare i puzzle :)

La ragione pura e semplice è che sento una specie di formicolio ogni volta che un pezzo si incastra alla perfezione.
E poi ci sono altri motivi...come il vedere un quadro che pian piano prende forma, colore, unità da centinaia e centinaia di pezzettini, che da soli non significano nulla...niente di niente, tranne quando trovi IL pezzo che stavi cercando da molto tempo e senza il quale non riesci ad andare avanti.
Unità e molteplicità. Mi ritrovo a provare tutte le possibili combinazioni, più e più volte...piccole frustrazioni che rendono solo più piacevole la soddisfazione del completamento finale.
C'è chi prova piacere a disfare il puzzle finito, come se fosse un mandala di sabbia che deve essere necessariamente distrutto, altrimenti perde il suo senso.
C'è a chi piace incorniciarlo e a chi piace accarezzare a lungo la superficie leggermente gibbosa e completa.
A ognuno di questi piaceri quasi sempre si associa un piccolo dispiacere: che il gioco è ormai completato.

venerdì 6 aprile 2007

Rwanda, il grido del silenzio

Non so nulla di Africa. Contro ogni ragionevolezza, i meccanismi automatici del pensiero portano a postulare che ciò di cui non sai nulla non possa, in definitiva, discostarsi di molto da ciò che conosci bene. Gli astrofisici mascherano questa evidente limitazione cognitiva sotto paroloni altisonanti come Principio antropico, i vecchi delle mie parti la fanno più breve con tutto il mondo è paese.

Questa convinzione di fondo sopravvive indisturbata per buona parte del tempo. Poi, con una folgorazione preannunciata da diversi giorni (giorni in cui senza rendermene conto appieno mi ha spinto come in una premonizione a procurarmi il film "Hotel Rwanda", che ora ho a casa in attesa di essere visto), arriva la consapevolezza che dopotutto non è così.

La rivelazione questa volta si è manifestata sotto forma di post nel blog di un amico virtuale nizzardo, Dragor - journal intime: vi invito a visitarlo, a leggerlo, a rifletterci sopra. A me ha fatto venire i brividi, scioccato e commosso.



Verdi colline del Rwanda, cosi' belle e cosi' segrete.
Parlate col silenzio, e il silenzio grida di dolore...

Pascal Nzezahayo, poeta rwandese

giovedì 5 aprile 2007

martedì 3 aprile 2007

Maschilismo

L'autrice principale del blog continua a latitare, così ogni tanto riprendo la parola io.
Ultimamente ho parlato spesso di lavoro, siccome però quest'ultimo periodo è stato (ed è tutt'ora) particolarmente duro preferisco invece svagarmi un po' arricchendo la categoria "Miscellaneous".

Sono un maschio, anche se molto spesso quando non riesco ad interessarmi dei tipici argomenti di genere (motori, sport in generale e calcio in particolare...), oppure quando non riesco a vincere la naturale riservatezza e pudore su certi argomenti e scelgo espressioni da fine '800 come "mi ha sedotto", o ancora quando mi commuovo (letteralmente, mi vengono proprio le lacrime agli occhi) di fronte alla bellezza di una certa ragazza, sento la mia virilità in ribasso e me ne vergogno un pochino.
Tuttavia, come tutti i maschi ho dei naturali pregiudizi sulle donne:
- scelgono il compagno dal portafogli, o perlomeno se non è il primo è uno dei fattori determinanti;
- non importa quanto sono in realtà disposte al tradimento, faranno sempre le civette e si compiaceranno sempre di essere corteggiate;
- saranno sempre irrazionali, e riterranno di avere il sacrosanto diritto di essere irrazionali quando e come gli aggrada.

Ce ne sarebbero mille altri, ma preferisco lasciare che siano i commenti ad evidenziarli (per piacere, senza scadere nella volgarità: siamo già d'accordo che "sono tutte p%$#ane", non c'è bisogno di ribadirlo ^^).

Avanti maschietti, dite la vostra!
Si accettano anche commenti femminili, ma solo per difendersi: luoghi comuni sui maschi saranno cestinati in quanto OT, se volete riportarne chiedete a Gaia di aprire uno spazio all'uopo :-)