giovedì 22 marzo 2007

Scaricabarile

Il mondo del lavoro e delle aziende ha un formalismo tutto suo, un giovane entusiasta con tanta voglia di fare (e, direbbero alcuni, un po' troppo ingenuo) ha spesso difficoltà ad afferrarne le dinamiche e le regole non scritte, e ancor più ad adeguarcisi.

Riporto una cosa appena capitatami, apparentemente (secondo me, almeno) priva di senso ma sotto sotto significativa del modus operandi di certi colleghi.

Ricevo questa telefonata:
- "Senti, c'è da fare questa cosa. E' compito mio o tuo?"
- "Dovresti spiegarmi esattamente di che cosa si tratta, cosicchè possa valutare... puoi venire un secondo qui da me, così ci parliamo di persona?"
- "Ora non ho tempo, devo fare altro. Comunque pensaci, poi mi dici"
- "Non è questione di pensarci, è questione che ho bisogno tu mi spieghi..."
- "Ah, giusto... beh, quando abbiamo tempo allora..."

10 minuti dopo, mi arriva una mail con priorità alta e inviata in cc al responsabile in cui mi faceva la stessa identica domanda, con le stesse parole e la stessa mancanza di spiegazioni.

Ora, a parte il nonsenso del non avere tempo per parlare ma di averne per scrivere, il succo di questa vicenda è che ogni gesto è volto a scaricare il lavoro: prima la domanda generica, sperando che io abboccassi con un "provo a guardare, al limite ti chiedo" (come, a onor del vero, spesso ho d'impulso fatto in passato, rimanendo invischiato in faccende scomode, inutili e seccanti che non mi competevano assolutamente); poi il "poi mi dici", che esonera da ogni responsabilità successiva (a chi avesse chiesto a che punto era la pratica avrebbe candidamente potuto rispondere "mah, sto aspettando una risposta da Davide..."); infine la mail, con lo stesso significato ma un aspetto più intimidatorio: finchè sono parole che volano si possono anche prendere con leggerezza, qualcosa di scritto ha ben altro peso e valore - altra dinamica da imparare, pena la sopravvivenza lavorativa!

A chi volesse dire "ma che schifo!": esatto, proprio la sensazione che provoca a me...

Buon lavoro!

mercoledì 7 marzo 2007

venerdì 2 marzo 2007

Quanto le devo?

Lavoro nel mondo degli acquisti. Una professionalità di cui in pochi sentono parlare, e che in passato è stata spesso sottomessa al settore commerciale, vero cuore pompante di un'azienda moderna. Solo che ora in molti ambiti l'ingegnerizzazione dei prodotti ha raggiunto o sta per raggiungere il suo limite, anche il commerciale più bravo è impotente di fronte alla forza della spietata concorrenza portata dal libero mercato, i lavoratori non si fanno più prendere per la gola... e così, una buona parte dell'utile di una azienda dipende da quanto riesce a comprare bene quello che, dopo averlo lavorato, rivenderà ai clienti.

In questo post vorrei parlare di una cosa che ho recentemente scoperto sull'argomento: tra i vari aspetti di un contratto d'acquisto, quello più universalmente evidente è costituito dal PREZZO con cui il bene o servizio vengono acquistati. Tale prezzo può invariabilmente essere classificato in una delle seguenti categorie:

- prezzo stabilito dal mercato: se cerco una penna per prendere appunti, mi guardo attorno e trovo almeno 10 persone disposte a (in realtà desiderose di) vendermi penne per prendere appunti. In queste condizioni il prezzo sarà più o meno livellato su quello che è il valore reale della penna suddetta con un piccolo margine di guadagno per il commerciante. La situazione oggettivamente migliore.
- prezzo stabilito dal cliente: più tipico dei servizi che dei beni. Se devo far fare un lavoro di muratura, e sono il cliente più importante di quella particolare impresa, posso dirgli "fammi quel lavoro e te lo pago tot" con notevoli probabilità di vedermi accettata la richiesta. Poichè la sopravvivenza di quel fornitore dipende dal lavoro che io gli dò ho potere di fare e disfare a mio piacimento. Casi come questo sono meno rari di quando si penserebbe.
- prezzo stabilito dal fornitore: Se decido che le consulenze legali saranno affidate ad un ben preciso Studio di fiducia in quanto il più abile e competente, quel medesimo Studio potrà praticarmi le tariffe che più gli aggradano poichè la scelta non dipende più dal prezzo. Una vera manna per chi riesce a mettersi in questa posizione, un vero disastro per chi fa il mio lavoro.

A chi dovesse capitare in una posizione simile alla mia consiglio vivamente di tenere a mente questa classificazione, insieme alle due regole che sto per enunciare: la prima, il potere di fare acquisti del terzo tipo è una sorta di benefit che la Direzione concede ad alcuni settori, secondo dinamiche che tutt'ora mi sfuggono. La seconda, mentre il primo tipo di acquisto è grossomodo stabile, il secondo necessariamente ha vita breve, il terzo può se siete bravi tendere a trasformarsi nel secondo... cogliere questi mutamenti e cavalcarli non è facile, ma è uno dei segreti del buyer moderno - oltre che una cosa che dà non poca soddisfazione, devo ammettere.