giovedì 15 febbraio 2007

Povero attore alcolista...

Come ho scoperto da un anno a questa parte, ci sono molti modi di guardare un film. Devo ancora capire se esista un modo "giusto", però... nel qual caso ovviamente andrebbe abbinato al film medesimo: chi guardi "Tempi moderni" con gli stessi occhi con cui vede "Mission Impossible II" deve aspettarsi cocenti delusioni. Dall'uno, o dall'altro, o da tutti e due.

Partendo dalle cose facili, in questo post mi propongo di parlare del più intuitivo e immediato, quello che dominava il mio gusto cinematografico ed influenzava le mie scelte e i miei giudizi: quello di chi vuole farsi raccontare una storia.

Alla fine del film si esce dal cinema con una vaga sensazione di piacere o fastidio legata al come la storia è stata raccontata, in termini di abilità del regista di "annullare" il tramite cinematografico facendo dimenticare allo spettatore che sta guardando un film, e consentendogli invece di "entrare" nel quadro che dipinge.
Ma, soprattutto, si esce con la testa ricolma di una serie di eventi, impressioni, giudizi sulla vicenda e sui personaggi che la vivono.

In alcuni casi il regista usa uno stratagemma molto affascinante: elementi essenziali della trama vengono celati per buona parte della proiezione, e sono svelati soltanto nelle ultime battute... o, addirittura, non sono svelati affatto, lasciando al pubblico di ricostruire la vicenda in maniera per lui coerente e soddisfacente sulla base degli indizi che ha. In questi casi, non è raro che persone diverse "leggano" il film in maniera opposta, interpretando ciascuno secondo il suo stile e vissuto e raggiungendo conclusioni differenti: qualcuno lo liquida come "una boiata", qualcun altro lo erge a "capolavoro", i moderati concludono che "l'inizio è bello, ma sul finale stravacca(*) un po'".

Non sono termini a caso quelli che ho scelto... in realtà ho in mente un film ben preciso, "The Prestige" di Cristopher Nolan. Spiegarvi la mia lettura sarebbe complicato, inoltre mi costringerebbe a spoilerare su buona parte del film... senza contare che non credo in molti appoggerebbero la mia versione. Pertanto, vi dico solo questo: non vi fa un po' pena, pensare a come muore quel povero attore alcolista?



(*) stravacca: espressione in uso dalle mie parti, probabilmente mutuata dall'allevamento dei bovini che vengono tenuti in stalli ben delimitati. In generale identifica il comportamento di qualcuno o qualcosa che esce dai binari, allontanandosi dalla retta via.

2 commenti:

Davide ha detto...

Se però qualcuno è curioso mi può sempre contattare in privato! ^^

Anonimo ha detto...

Non mi fa nessunissima impressione l'attore alcolista visto come si comporta ed il fatto che è alcolista.
I malus che ti scegli da solo in piena consapevolezza _non_ sono una giustificazione per i fallimenti! ;P
Lo so, sono un mostro.
Comunque il film è strabello.

Saretta