lunedì 26 febbraio 2007

What Sign Should You Be?

You Should Be A Leo

What's good about you: you always speak your mind and aren't scared of anything

What's bad about you: you have to be the boss, and you love to control others

In love: you enjoy being admired and pampered, but don't always reciprocate

In friendship, you're: easy to get along with and the center of attention

Your ideal job: member of royalty, TV anchor, or investment banker

Your sense of fashion: classic well fitting clothes that last forever

You like to pig out on: Greek or Italian food


(non ci avrei mai creduto, ma con me ci ha preso... chissà se sono l'unico?)

martedì 20 febbraio 2007

I giochi-che-non-finiscono

Come già scritto, il co-autore di questo blog è un gran giocherellone.
Ha iniziato a giocare poco dopo aver cominciato a respirare, e questo è tutto sommato abbastanza normale; meno normale il fatto che non abbia mai smesso, implacabile di fronte a tutti coloro che negli anni gli hanno suggerito di crescere (e sono tanti) e di dedicarsi a cose più serie - nella fattispecie, "cose più serie" = "ragazze", come se le due cose fossero mutualmente esclusive. Ipotesi che mi sono sempre sforzato di smentire, e credo di poter finalmente dire "c'ho ragione, e i fatti mi cosano (*)"... ma questa è un'altra storia!

Negli anni, pur mantenendo invariato l'amore per i giochi tutti - ancora adesso periodicamente trascino i miei amici in serate attorno ad un gioco da tavolo o di società - ho scoperto una vera e propria passione per una tipologia particolare, i giochi-che-non-finiscono. Un gioco-che-non-finisce si differenzia dagli altri per il fatto che nessuno "vince", in quanto o non sono previste condizioni di vittoria (come è tipico dei Giochi di Ruolo) oppure queste sono presenti sulla carta ma in realtà talmente remote e sostanzialmente irraggiungibili che un giocatore può serenamente non considerarle, e godersi il gioco senza stare a preoccuparsi per la sua fine (chi non ha idea di come questo sia possibile dovrebbe provare una partita a Risiko! con persone brave a giocarci... può diventare una gara di resistenza più che abilità).

Stare a pensare alla fine del gioco rovina il gioco stesso: lo sto vivendo da diversi mesi sul server 1 di Travian, e i segnali ci sono già nei primi 10 giorni di apertura del T3. E sono sinceramente convinto che questo concetto si possa applicare in tutti i campi dell'umano affaccendarsi: nel leggere un libro, nel giocare un'avventura su PC, in una storia d'amore...



(*) Paolo Cevoli, nei panni di Palmiro Cangini

giovedì 15 febbraio 2007

Povero attore alcolista...

Come ho scoperto da un anno a questa parte, ci sono molti modi di guardare un film. Devo ancora capire se esista un modo "giusto", però... nel qual caso ovviamente andrebbe abbinato al film medesimo: chi guardi "Tempi moderni" con gli stessi occhi con cui vede "Mission Impossible II" deve aspettarsi cocenti delusioni. Dall'uno, o dall'altro, o da tutti e due.

Partendo dalle cose facili, in questo post mi propongo di parlare del più intuitivo e immediato, quello che dominava il mio gusto cinematografico ed influenzava le mie scelte e i miei giudizi: quello di chi vuole farsi raccontare una storia.

Alla fine del film si esce dal cinema con una vaga sensazione di piacere o fastidio legata al come la storia è stata raccontata, in termini di abilità del regista di "annullare" il tramite cinematografico facendo dimenticare allo spettatore che sta guardando un film, e consentendogli invece di "entrare" nel quadro che dipinge.
Ma, soprattutto, si esce con la testa ricolma di una serie di eventi, impressioni, giudizi sulla vicenda e sui personaggi che la vivono.

In alcuni casi il regista usa uno stratagemma molto affascinante: elementi essenziali della trama vengono celati per buona parte della proiezione, e sono svelati soltanto nelle ultime battute... o, addirittura, non sono svelati affatto, lasciando al pubblico di ricostruire la vicenda in maniera per lui coerente e soddisfacente sulla base degli indizi che ha. In questi casi, non è raro che persone diverse "leggano" il film in maniera opposta, interpretando ciascuno secondo il suo stile e vissuto e raggiungendo conclusioni differenti: qualcuno lo liquida come "una boiata", qualcun altro lo erge a "capolavoro", i moderati concludono che "l'inizio è bello, ma sul finale stravacca(*) un po'".

Non sono termini a caso quelli che ho scelto... in realtà ho in mente un film ben preciso, "The Prestige" di Cristopher Nolan. Spiegarvi la mia lettura sarebbe complicato, inoltre mi costringerebbe a spoilerare su buona parte del film... senza contare che non credo in molti appoggerebbero la mia versione. Pertanto, vi dico solo questo: non vi fa un po' pena, pensare a come muore quel povero attore alcolista?



(*) stravacca: espressione in uso dalle mie parti, probabilmente mutuata dall'allevamento dei bovini che vengono tenuti in stalli ben delimitati. In generale identifica il comportamento di qualcuno o qualcosa che esce dai binari, allontanandosi dalla retta via.

lunedì 12 febbraio 2007

What Superhero Are You?




You Are Superman



Faster than a speeding bullet, more powerful than a locomotive, and able to leap tall buildings in a single bound.

And pretty cute too. No wonder you're the most popular superhero ever!

Hitchcock secondo Hitchcock

Ultimamente sto preparando un esame di iconografia del cinema. In programma ho una gustossissima raccolta di articoli e interviste di Alfred Hitchcock: il maestro della suspense.
Mi piace moltissimo come procede a descrivere, con il suo tipico humour inglese e con un certo compiacimento, il suo stile, le sue idee e la perfetta padronanza del mezzo cinematografico.
Non è un autore modesto, questo no...ma non ha nessun problema a rivelare i suoi trucchi del mestiere e a spandere il verbo della suspense.
Quando spiega perché i (suoi) thriller hanno successo:

Perché andiamo al cinema? Per vedere la vita riflessa sullo schermo, certo, ma che tipo di vita? Naturalmente, non il tipo di vita che viviamo tutti i giorni, oppure la stessa ma con una differenza; la differenza consiste in sconvolgimenti emotivi che chiamiamo, per convenienza, "brividi". La nostra natura è tale che dobbiamo subire tali "scuotimenti" per non diventare inattivi e simili a molluschi; ma d'altra parte, la civiltà ci ha protetti e riparati in modo tale che è molto difficile vivere questi brividi in prima persona. Perciò dobbiamo viverli in modo artificiale e il cinema rappresenta il miglior mezzo per questo scopo.
(...) Il cinema può lasciare allo spettatore la certezza subconscia dell'assoluta sicurezza riuscendo tuttavia a sorprendere la sua immaginazione giocandogli scherzi inattesi.
(...) Scene del genere (di brivido), che fanno scorrere più velocemente il sangue nelle vene, hanno effetti benefici per chi ha problemi di indigestione, gotta, reumatismi, sciatica e invecchiamento prematuro. Il pubblico prospera grazie ai brividi, il cinema prospera grazie al pubblico, i registi prosperano grazie al cinema e tutti sono felici.
(da Why "thrillers" thrive, di A. Hitchcock)

giovedì 8 febbraio 2007

Adam Smith

Mi fa piacere che sia stata prevista una sezione "Giochi" in questo blog, perché è il mio argomento favorito. Adoro giocare, e lo trovo un modo molto educativo di crescere (oppure, come nel mio caso, di non crescere!).

In maniera alquanto fortuita mi è capitato di leggere un libro abbastanza di nicchia, la "Teoria dei sentimenti morali" di Adam Smith. Beh, non ci crederete ma il padre delle idee su cui si fonda il moderno capitalismo ha parlato anche di giochi... ecco cosa ne scrive:

"Sembra che gli Stoici abbiano considerato la vita umana come un gioco d'abilità, nel quale, tuttavia, opera anche il caso, o almeno quel che si intende volgarmente per "caso". In tali giochi la posta in palio è normalmente una sciocchezza, e tutto il piacere del gioco consiste nel giocare bene, con correttezza e abilità.Se, malgrado tutta la sua abilità, tuttavia, il giocatore, per l'influenza del caso, dovesse perdere, la perdita gli provocherebbe allegria, più che una seria sofferenza. Egli non ha fatto mosse false, non ha fatto nulla di cui doversi vergognare, ha goduto del tutto del piacere del gioco.Se, al contrario, il cattivo giocatore, nonostante tutti i suoi sbagli, dovesse vincere, il successo non gli darà che una scarsa soddisfazione. Egli è mortificato dal ricordo di tutti gli errori commessi. Anche mentre gioca, non riesce a godersi il piacere che il gioco gli procura. Poiché non conosce bene le regole del gioco, la paura, il dubbio e l'esitazione precedono ogni sua mossa, e poi, quando si accorge che era sbagliata, la mortificazione arriva a completare lo spiacevole circolo delle sue sensazioni."

C'è un seguito alla citazione, ancora più interessante... ma è anche più difficile, ed inoltre più estremo. Mi sa che ve lo risparmio, per questa volta!

Apertura parte seconda

Buongiorno a tutti (e quattro) i lettori del blog,
è ormai una settimana che ho ricevuto l'investitura a co-autore del blog, ma ancora non mi sono deciso a scrivere nulla. Ieri sera mi ci ero messo, ma poi...

Comunque, ora sono in ufficio. Dovrete aspettare ancora un po', temo. Mi auguro solo che possiate poi scoprire che ne è valsa la pena.

Ancora buona giornata, io torno a sforzarmi di combinare qualcosa di buono.

Davide

mercoledì 7 febbraio 2007

il Gazzola se ne va

come avevamo previsto già da mesi, ma senza l'agghiacciante sicurezza...il nostro coinquilino Gazzola se ne va dall'umida conca bolognese. Ci ha dato questa notizia stamane, partirà a maggio.
E' sempre triste veder partire i coinquilini, più passa il tempo e più ti senti lasciato indietro.
L'ultima e dolorosa fu la partenza di Faby, la migliore coinquilina che si possa desiderare, perché dava una profonda armonia in tutta la casa: placava le moine e combatteva con l'orsone sopracitato, grande ascoltatrice.
Non che sia lontanissima...anzi stando a Ferrara, sta a un tiro di schioppo da Bologna (bé, se non fosse per la tangenziale e il traffico sovraumano, lo sarebbe davvero).
Ma il Gazzola chi lo rivede più?
La vita da studenti significa anche arrendersi a questo: si conoscono un sacco di persone e se ne perderanno di vista quasi altrettante, per semplice entropia.