domenica 23 dicembre 2007

Merry Christmas

Cari amici,

a tutti voi, che ancora passate da questi lidi sperando di trovare qualcosa di nuovo... e restate spesso delusi in questa aspettativa, ma si sa: meglio puntare sulla qualità che sulla quantità, e che almeno quando perdete tempo a leggerci sia qualcosa di interessante...

a tutti voi, dicevo, l'autrice e il co-autore del blog "La grande illusione" augurano
BUON NATALE, E FELICE ANNO NUOVO!






EDIT: nei commenti la titolare del blog ha messo un link ad un filmato in tema con questo post. Risale all'anno scorso, qualcuno lo conoscerà senz'altro già, per gli altri invece... BUONA VISIONE!


mercoledì 21 novembre 2007

come il giorno e la notte...

Studiare può essere gratificante certe volte...e altre terribilmente frustrante.
La sensazione di capire ciò che stai leggendo, di riuscire a penetrare il senso di frasi che pochi giorni prima ritenevi incomprensibili. Studiare con qualcuno che pensa, affronta le questioni con il tuo stesso ritmo e non ti senti mai indietro. Ti senti di aver dato il meglio.

Eppure in altri momenti terribile, perché stai studiando approssimativamente per un esame vitale, nel senso che determinerà le tue prossime mosse. Hai l'impressione di prendere sottogamba l'esame che potrebbe aprirti al viaggio verso la tesi finale.
Perché ti suggerisce che non hai fatto abbastanza per un argomento che ti sta molto caro, che ti appassiona...eppure, te ne sei resa conto tardi che è importante.

Vediamo come va domani, ma sto pendendo sempre di più sulla china del rimandare l'esame vero (perché quello di domani sarà un po' finto, almeno ai miei occhi).
Forse devo tornare tra due settimane: quando avrò le idee chiare e non mi sentirò più in difetto nei confronti dello studio....o forse dovrei dire del punctum (alla Barthes)...perché questo esame mi ha punto.

chiudo con una citazione, diciamo apologetica del mio stato confusionale e che trovo meravigliosa.

"Le parole slittano come saponette bagnate intorno a quello che si vorrebbe dire"
Jean Epstein - Le cinématographe vu de l'Etna (1926)

martedì 6 novembre 2007

Ciao Enzo

Stamattina Enzo Biagi ci ha lasciati. E' andato via un grande giornalista, l'unico che ammiro davvero e che ha fatto così tanto per la nostra memoria collettiva...uno dei pochi "testimoni critici del nostro tempo".
Scusate se non dico altro, ma sono senza parole.

Ciao Enzo.

http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/cronaca/biagi-grave/addio/addio.html

giovedì 25 ottobre 2007

mercoledì 24 ottobre 2007

La legge Levi-Prodi e la fine della Rete

Un post sul Blog di Beppe Grillo sta facendo il giro della rete: in molti blog che frequento i commentatori ne discutono animatamente, in tutti i forum che frequento vedo topic aperti al riguardo, apro la pagina de La Stampa e vedo articoli sugli sviluppi della faccenda.

L'accusa è pesante: governo liberticida.

Però a me non può (per via di alcune recenti vicende personali, su cui non sto a tediarvi) non cadere l'occhio su questa frase:

La legge Levi-Prodi obbliga chiunque abbia un sito o un blog a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile.
Il 99% chiuderebbe.
Il fortunato 1% della Rete rimasto in vita, per la legge Levi-Prodi, risponderebbe in caso di reato di omesso controllo su contenuti diffamatori ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale. In pratica galera quasi sicura.


Ora, io non sono avvocato, ma Beppe Grillo sbaglia su questo punto: non c'è bisogno di una nuova legge, Il titolare di un blog o l'amministratore di un forum sono già penalmente responsabili per quello che ivi viene scritto, ai sensi dell'articolo 595 del Codice Penale.
La proposta di legge propone di associare al mezzo internet l'aggravante finora attribuita solo alla diffamazione a mezzo stampa... ma anche su questo, c'è un'ampia giurisprudenza che già corre in quella direzione.

Come spesso ho visto succedere, si fa confusione tra libertà di espressione (sacrosanta e inviolabile) e libertà di diffamazione (che non esiste, la diffamazione è anzi un reato contro l'onore punito dal Codice Penale).
Non c'è in Italia una vera coscienza di cosa realmente sia la diffamazione (io stesso non posso dire di avere le idee chiare, alcuni luoghi comuni e leggende metropolitane in merito me le ha sfatate un mio amico avvocato solo poche settimane fa) e un demagogo come Beppe Grillo non si lascia sfuggire l'occasione per marciarci sopra.
Di stupidi che dicono cavolate è pieno il mondo, ma quando si parla di uno come Beppe Grillo che stupido non mi sembra non posso fare a meno di chiedermi: lo fai apposta a fare disinformazione? E se si, a che scopo?

mercoledì 10 ottobre 2007

Sweet dreams

Da più parti piovono critiche al presunto filone "triste" che questo blog ha assunto da un po' di tempo a questa parte.
Effettivamente, a leggere questo post si potrebbe pensare che è così... poi uno continua con questo, o con quest'altro, e si convince di avere ragione.
Certo, volendo essere pignoli si potrebbe obiettare citando questo o questo... ma da una simile polemica verrebbe fuori un ben misero post. :p

Invece, quello che vorrei affrontare è il tema dei sogni: non nel senso di desideri, proprio nel senso di viaggi onirici il più delle volte notturni.

Che tutti sognino pare essere appurato, eppure buona parte delle persone al mattino non ricorda più i sogni fatti durante la notte.
Confesso che per buona parte della mia vita non mi sono interrogato in merito, ho però recentemente scoperto che alcune persone danno ai sogni grande importanza: i sogni sono un messaggio che ci arriva direttamente dal profondo di noi stessi, da quella parte di noi che non ha bisogno di deformazioni cognitive per adattare la realtà ai suoi schemi ma può, in maniera spontanea e non razionale, cogliere con sguardo d'insieme l'intera situazione e suggerire il percorso migliore per arrivare all'obiettivo desiderato.

Tutto ok, ma rimane il problema: se uno i sogni non li ricorda?
Ho provato a documentarmi, scoprendo che in genere la colpa viene data agli errati ritmi mattutini della società moderna: secondo qualcuno la sveglia interrompe i processi mentali creando un trauma che cancella il ricordo del sogno con un risveglio troppo brusco, secondo altri l'errore è nel sonnecchiare ancora qualche minuto dopo la sveglia e in questo modo rendere "pigri" i neuroni stessi, altri ancora dicono che il problema sono gli orari troppo rigidi che non si adattano ai tempi della mente.
Purtroppo però io le ho provate tutte
- togliere la sveglia, lasciare la tapparella alzata e farmi svegliare dai primi raggi del sole (soluzione comunque accettabile solo in brevi periodi dell'anno, per chi non vuole svegliarsi alle 5,30 e non può svegliarsi alle 8,30);
- sbarrare gli occhi appena sveglio, iniziando la giornata senza indugi;
- svegliarmi quando capita, in barba ad ogni programma (questo vale ovviamente solo nei fine settimana).
Risultato: 3 tentativi (ripetuti, non mi avrete preso per uno che si scoraggia in fretta!), 3 buchi nell'acqua.

Altri consigli?

P.S. all'inizio volevo infilare in mezzo anche il tema dei sogni trattato nei film, parlando di "L'arte del sogno" di Gondry e delle scene oniriche de Il Grande Lebowsky. Ora però sto rileggendo, e mi accorgo che non c'è un modo sensato di inserirle... perciò lascio il tema a qualcun altro più preparato ^^
P.P.S. un'altra cosa che pensavo era di concludere esortando a commentare raccontando i propri sogni... però poi mi sono detto che a parte che alcuni dei frequentatori del blog già raccontano abitualmente i sogni che fanno nel loro, soprattutto la gente fa spesso sogni che non ha piacere di raccontare. Quindi se qualcuno vuole sbottonarsi lo può fare, ma non perchè glielo ho detto io ^_^

lunedì 17 settembre 2007

Ladri di biciclette


E' strano come il pretesto per mettere un post sia talvolta un evento spiacevole...la tristezza ci scava dentro, ci fa rimuginare sulle cose all'infinito...non si sa come uscire dalla catena dei "perché?".

Perché a Davide hanno rubato la bici? forse stanotte, forse sabato mattina...non lo possiamo sapere perché era qui da me questo week end. L'aveva lasciata nel cortile di casa, fidandosi dei buoni e onesti condomini...pensando che nessuno in quel tranquillo vicinato gli portasse via la bici con cui si recava ogni mattina al lavoro...

Un fatto banalissimo, il furto di una bici. Ma per qualcuno può essere di importanza vitale...come per il povero Antonio Ricci, di "Ladri di biciclette": aveva nella sua bici l'occasione di riscattare il futuro della sua famiglia, la possibilità di un lavoro. Ed è palpabile la tristezza, la rabbia che lo attanaglia mentre vaga col figlioletto per le strade di Roma, cercando la sua unica speranza rimasta, una bici.

I maestri del neorealismo come De sica, traevano da piccole disgrazie familiari fotografie mirabili e malinconiche della società...chi con intento didascalico, e chi per far entrare la disperazione dei diseredati, disoccupati, poveri, analfabeti, nella coscienza delle persone. Ritrarre l'Italia di quegli anni attraverso gli occhi dei semplici, perché sono gli uomini comuni che vedono la realtà senza i filtri dell'intellettualismo.

venerdì 14 settembre 2007

Silenzi




Un rapido post per rassicurare i nostri 5 lettori: tranquilli, tanto io quanto la titolare del blog siamo in salute e in forma. Semplicemente, c'è carenza di ispirazione... ma continuate a tener viva la speranza, prima o poi uno, l'altro o tutti e due riprenderemo a scrivere post.

Per intanto, buon rientro dalle ferie - a chi ancora non le ha dimenticate, e spero sia più d'uno!

Davide

giovedì 9 agosto 2007

Scarpe rosse

Ricorderò sempre la primavera del 2006 come un periodo "up" della mia vita: incontri fortunati, aumenti di stipendio ed energia ai massimi livelli. Quei momenti in cui senti il destino dalla tua, e l'unica cosa che vuoi fare è seguirlo lasciandoti guidare dall'istinto e dal sesto senso.

Quei momenti in cui fai cose che normalmente ti sarebbero sembrate impensabili... dalle più piccole, come cambiare look, a quelle di portata ben più ampia, come andare a vivere da solo.

Nel mezzo ci sono le piccole fesserie, del tipo: entrare in un negozio di scarpe, provarne senza convinzione una o due paia, poi mentre la commessa sta cercando la misura giusta sentirsi chiamare da un paio che spicca in mezzo alla moltitudine, farsi portare un 43 da provare e uscire dal negozio neanche 3 minuti dopo e senza aver contrattato il prezzo. Con un paio di scarpe rosse nella borsa. Pensando all'ilarità che provocheranno nei colleghi quelle "scarpe rosse da bowling" ed ai commenti sulla propria bizzarria, ma sentendo dentro di sè che la scelta è giusta.

Ci è voluto più di un anno, ma alla fine ho scoperto di aver ragione io. A confermarmelo nientemeno che l'augusto Joseph Ratzinger, ovvero Papa Benedetto XVI, attraverso la classifica della rivista americana Esquire ripresa da La Stampa.

L'accessorio dell'anno, un anno prima... Monia, fammi i complimenti!

venerdì 27 luglio 2007

Tempo di ferie...

...o quasi, visto che per le ferie "quelle vere" c'è da aspettare fino al 25 agosto.
Comunque, la settimana prossima non si lavora: c'è un appuntamento che aspetta da 10 mesi di concretizzarsi con l'Adunanza 1107: Sfida per il trono!

Non sarà particolarmente riposante: immaginate un campeggio in aree non attrezzate (bagni chimici al profumo di lampone sparsi qui e là, docce di fortuna realizzate all'uopo da baldi volontari e servite da una cisterna).
Mettete in questo ambiente SETTECENTO (il maiuscolo è d'obbligo, visto che nonostante la parziale inaffidabilità dei partner dell'evento abbiamo superato del 50% i numeri dell'anno passato: vittoria sfolgorante!) persone che da mane a sera trafficano in abbigliamenti improbabili: dai "saggi" che vanno in giro seminudi, alle eroine in armatura completa, passando per tutta una sfumatura di stranezze e mostruosità.
Condite con abbondante caldo, probabile siccità, pasti frugali spesso saltati a piè pari per la frenesia dell'azione, baldoria e baccanali fino a tarda notte e casinisti mattinieri con la sveglia biologica puntata sull'alba.
Spruzzate un pizzico di responsabilità, per uno che ha un distintivo dorato al collo che lo identifica come Consigliere: il che forse in altri ambienti può anche essere un onore e un privilegio, qui rappresenta l'onere di dover "risolvere i problemi", dal bagno intasato all'ubriaco molesto al ragazzino con una storta alla caviglia alla rissa a cavallo tra il gioco e la vita reale...
Dulcis in fundo, guarnite in uscita con il rientro in ufficio il giorno dopo il rientro a casa (plausibilmente a notte fonda) da questo tour de force.

Ecco, ora avete un'idea di quelle che sono state le mie vacanze dal lontano 2000 della prima Adunanza a Fioranella, sul raccordo anulare: quella che i vecchi bacucchi come me, i pochi sopravvissuti dall'inizio dell'associazione, chiamano Arrakis 1100... incendi notturni, cavalli imbizzarriti, ulivi stentati e mele gratis. Quanti ricordi!

Buon esodo a tutti quanti, ci si rivede il 6!

lunedì 23 luglio 2007

Blues estivo

La malinconia è uno stato d’animo pericoloso, oltre che subdolo.

Come un dente che fa male, che istintivamente uno continua a toccare come per assicurarsi che non sia peggiorato, così la malinconia ci tenta con l’offerta di un masochistico abbraccio a rotolarci nel mare amaro dell’auto-commiserazione.

I musicisti, istintivi conoscitori dell’animo umano, hanno spesso cavalcato queste emozioni. Tutta la produzione di blues altro non è che malinconia distillata, e la bellezza di queste note in qualche misura suggerisce che ci sia una dignità, una bellezza anche nello stare male.

In questo senso potrei dire che il tormentone dell’estate sia appunto “Estate”, originariamente scritta da Bruno Martino ma poi riproposta da una moltitudine di artisti più o meno famosi. L’ultima versione del duo Cammariere & Bosso è forse la meglio riuscita, e infatti ogni radio la ripropone numerose volte al giorno.

Non è la mia storia, nemmeno da lontano. Ma è come mi sento da una settimana a questa parte, rappresenta alla perfezione il tunnel da cui non so uscire.

P.S. qualcuno potrebbe dire che non è “Blues”, è “Jazz” (Michael Sattler lo definisce "un Jazz-standard fra i più apprezzati"). Non mi importa: per me la lenta malinconia in musica è blues, e se non è malinconico questo…

Estate
Sei calda come i baci che ho perduto
Sei piena di un amore che è passato
Che il cuore mio vorrebbe cancellare

Estate
Il sole che ogni giorno ci scaldava
Che splendidi tramonti dipingeva
Adesso brucia solo con furore

Tornerà un altro inverno
Cadranno mille pètali di rose
La neve coprirà tutte le cose
E forse un po' di pace tornerà

Estate
Che ha dato il suo profumo ad ogni fiore
L' estate che ha creato il nostro amore
Per farmi poi morire di dolore

Estate

martedì 26 giugno 2007

non piangete per me, sono già morto...

Una puntata dei Simpson, una foto, un film.
Il concetto che esprimono in fondo è lo stesso: il troncarsi o lo sfiorire di una vita. E anche se il principio temporale che regge questo evento è diverso (la subitaneità o la progressività) tutte queste forme rendono l'idea dell'impossibile concomitanza di vita e morte nella stessa immagine.
Forse è un mio flash, ma mi sento profondamente attratta da queste immagini, e da queste asserzioni...c'è un che di misterioso nel raccontare una storia con la voce di un morto (parlo di Sunset Boulevard soprattutto: per fortuna è un film talmente conosciuto che non credo di rovinare il finale a nessuno con questa rivelazione), di affascinante.

Come anche nella vecchia foto in bianco e nero di un condannato a morte: Lewis Payne, che cercò di uccidere il segretario di Stato americano, la stessa notte in cui fu ucciso il presidente Lincoln. Roland Barthes, in La camera chiara dice:"E' morto e sta per morire". E nei suoi occhi secondo me si legge proprio questo: sono vivo, sono già morto (per voi)...sto per morire.

E il povero ubriacone Barney, che in una memorabile puntata dei Simpson ci regala la sua perla di poesia..."non piangete per me, sono già morto".

giovedì 21 giugno 2007

Massì dai, vuotiamolo il sacco! (by Davide)

E' dimostrato: confessare le proprie colpe più o meno veniali, soprattutto quelle di più vecchia data, fa bene allo spirito. Il primo esperimento in tal senso è arrivata dalla geniale Didona, seguita a breve dal Busca e ora anche da me medesimo.

1. Cara mamma, sicuramente lo sapevi già (e, in realtà, credo tu non ne abbia mai dubitato nemmeno per un picosecondo): quel panino con il prosciutto cotto, abbandonato mezzo mangiato a bordo strada tra casa nostra e quella dei nonni (m. 100, scarsi. Strada inghiaiata di campagna, la quale termina con la suddetta casa dei nonni. Transito al di fuori dei miei familiari: solo il postino, da quando il pane non lo consegnano più a domicilio) ce l'ho buttato io. I panini che mi facevi erano sempre troppo grandi per me piccino, quindi non ce la facevo mai a finirli... Molti altri, più astutamente gettati in luoghi meno in vista, non sono (spero!) mai stati scoperti.

2. Cara nonna, quelle mille lire sul mobile dell'ingresso le avevo prese io. Avevo 4 anni, e il denaro era ancora un concetto abbastanza astratto per me (dopotutto non spendevo mai nulla, pagavano tutto i miei genitori...), però già mi sentivo attratto. E poi da bimbo ero un vero cleptomane: una volta ho rubato persino le chiavi di casa di un'amica di famiglia, almeno questo furto aveva un senso!

3. Cari mamma e papà, vorrei proprio confessare che quella "a" corsiva scritta con il pennarello blu sul quadro del salotto è opera mia. In effetti gli indizi sono tutti a sostegno della tesi, visto che è stranamente apparsa 2 o 3 giorni dopo che la maestra in prima elementare ci ha insegnato l'alfabeto.
Però... la verità è che proprio non mi ricordo di averlo fatto, si vede che la mia memoria ha cancellato l'increscioso evento.

4. Cara nonna (ma non quella di prima, l'altra), da ragazzino facevo la cresta sulla spesa, arrotondando i resti a mio favore. In questo modo ti fregavo quando andava bene anche 7-800 lire per volta, che aggiunte alle 10.000 che mi davi di mancia venivano una bella sommetta... mi rendo conto ora che non cambiava molto la mia piccola ruberia, ma allora mi sentivo molto astuto per come riuscivo a mascherare la cosa confondendo le voci di spesa tue e quelle dell'altra nonna e di mamma.

5. Caro fratello, quando io e Alessandro ti beccavamo "per caso" nascosto a fumare e riferivamo a mamma non era un vero caso: in realtà ti pedinavamo proprio, spiando i tuoi movimenti e a volte anche cercando nei cassetti delle "prove". La vita di campagna per due ragazzini talvolta è una vera noia, e il gioco dei detectives era stato un piacevole diversivo per un po' di tempo.

6. Caro papà, di quelle riviste osè che ogni tanto sbucavano nei posti più disparati (sotto la biancheria in bagno, nel mobile del bagno stesso, in cima all'armadio della cucina, sotto il letto, nella federa del cuscino... potrei continuare, ho idea) non è vero che non ne sapevo proprio niente niente... il fatto è che avevo individuato dei posti ingegnosissimi in cui ritirarli, ma quando venivo colto in contropiede nel vivo della "consultazione" mi toccava improvvisare, con risultati non sempre eccellenti. Posso però dire che effettivamente non le compravo io: troppo timido, nella mia vita ho comprato un'unica copia di Playboy presso l'edicola della stazione - e stavo per lasciarci le penne, passando alla storia come il più giovane morto per infarto dell'anno.

7. Cara prof. Angelino, quelle volte che avevo l'espressione assente e distratta... beh, qualche volta ero distratto davvero. La mia mente superiore si sentiva offesa dal dover tenere i ritmi dei miei tardi compagni, sicchè ogni tanto mi perdevo per i fatti miei. Per fortuna, sono sempre riuscito a non farmi sgamare, grazie a tre o quattro parole chiave che chissà come le mie orecchie avevano captato e riuscivo a ripetere quando mi veniva chiesto "Pallanza, di cosa stiamo parlando?".

8. Cara prof. Angelino di prima, il mio quaderno di appunti che dopo il primo quadrimestre di terza liceo raggiungeva quota CINQUE pagine non era frutto del mio estremo talento nella sintesi: l'avevo messo giù il pomeriggio prima, terrorizzato dal tuo "domani controllo gli appunti che avete preso finora". Io al liceo ho sempre studiato sui libri, prendere appunti era troppa fatica.

9. Cara cugina, quella volta che ero entrato per sbaglio nella roulotte in montagna mentre ti stavi cambiando ed eri a seno nudo non era proprio per sbaglio. Gli ormoni sono una brutta bestia, se con un blitz prendono il controllo ti fanno fare le peggio cose. E' vero però che all'ultimo mi ero vergognato di me stesso, limitandomi ad una veloce occhiata prima di distogliere lo sguardo e segnalare VOLONTARIAMENTE la mia presenza.

10. Care "signorine" che prestate servizio nei pressi di Vigevano, non so se vi ha dato fastidio vedere un'auto fare avanti e indietro davanti al luogo in cui stazionavate per 6 volte di seguito, rallentare buttando un'occhiata "furtiva" e poi accelerare di nuovo. Non chiedetemi che senso abbia avuto nè cosa ci fosse di eccitante, per ogni chiarimento vi rimando agli ormoni di prima.

11. Caro carabiniere, quella volta che sorpassavo in moto in un punto con linea continua e limite di 50 km/h non stavo accorrendo al capezzale della nonna malata. Una nonna abita nella stessa casa al piano di sotto, l'altra abitava a 100 metri scarsi... è stata la prima scusa che la disperazione mi ha dettato, e per fortuna non è arrivato nessun malanno alle nonne suddette nel periodo successivo all'ignobile menzogna o non me lo sarei mai perdonato.

12. Cara mamma, quella volta che mi sei venuta a prendere al mare dopo 5-6 giorni di vacanza e mi hai trovato stravolto non era perchè avevo mangiato qualcosa che non andava... in realtà avevamo celebrato l'ultima notte facendo l'alba, mangiando focaccia appena fatta e facendoci pestare dal custode notturno dei giochi gonfiabili per bimbi. In effetti, non si è mai sentito di qualcuno che abbia mangiato qualcosa che non va e si riprende dormendo tutta la mattina sul lettino in spiaggia.

13. Caro papà, la prima volta che sono tornato alle 5,30 dopo aver fatto serata a Milano non era proprio una cosa improvvisata e imprevista, come ti avevo fatto credere... ci pensavamo già da qualche giorno, ma non avevo avuto il coraggio di chiedere il permesso temendo (e, mi sia consentito, a ragione) che mi sarebbe stato negato. Per la cronaca, non è nemmeno vero che mi fossi opposto così ferocemente: in realtà ero tra gli aderenti più entusiasti all'iniziativa.
Per fortuna poi ho imparato il trucco di comprare il giornale e portartelo da leggere in anteprima, altrimenti non so come sarebbe finita.

14. Caro Pippo, è vero: quella domenica che giocando a D&D il dado aveva fatto 5 venti uno in fila all'altro almeno due (visti con i miei occhi) erano delle falsificazioni. Però sicuramente altri due erano genuini! il quinto non so.

15. Caro Raffaele, rassegnati: il montepremi del fantacalcio, che ti sarebbe spettato visto il distacco clamoroso della tua squadra a tre giornate dalla fine, ce lo siamo spartiti io, Alessandro ed un altro che ora non ricordo ma potrebbe essere Cesare. Non lo vedrai mai.

16. Cara Betta, mi dispiace che tu ci sia rimasta male perchè ho smesso di frequentare casa tua. Non ho mai avuto nulla contro di te, e ad essere sincero il motivo vero non era nemmeno che avevo litigato con buona parte degli altri con cui ci ritrovavamo (cioè, avevo litigato davvero e di brutto... ma non credo che sarebbe stato motivo sufficiente per troncare così con tutti).
In verità volevo soprattutto smettere di incontrare così di frequente una certa ragazza, che con nome di fantasia chiamerò "mmmElena", che ogni volta mi straziava il cuore con il suo tira-e-molla.

17. Cara Daniela, madre della suddetta Betta, quella volta che mi ero addormentato sulla poltrona dei cappotti e avevo gli occhi un po' strani era perchè avevo appena dato qualche tiro di canna, e il rollatore non era propriamente un esperto... immagino che gli altri si siano fumati una Marlboro smontata e rifatta, e a me sia toccata la boccata di cioccolato puro. Comunque dopo quella volta ho smesso, da allora ho fumato ancora a distanza di parecchi anni ma con molta più attenzione.

lunedì 11 giugno 2007

Da non crederci...

La notizia l'ho letta nel blog del mio nuovo amico di rete sPunto, distrattamente. L'ho subito bollata come evidente bufala, nonostante Attivissimo non ne parli, anche perchè il sito citato non si trova nei motori di ricerca sotto "boyloveday", nè sotto "23 giugno" o altri tentativi.

Però... il tam-tam dei blog è parecchio esteso: se ne parla anche in quello forse più famoso e seguito, il blog di Beppe Grillo. E, a dirla tutta, ammetto di essere sensibile su questo tema. Altri lo sono per i maltrattamenti sugli animali, la titolare del blog per le violenze sessuali... per me sono i bambini. Se c'è anche solo una probabilità su un milione che questa notizia sia vera, mi sembra giusto divulgarla.

Mi sono solo permesso di cancellare la parte sull'invio di SMS e mail: non è in questo modo che si esprime la propria opinione. L'ho sostituita con i link al sito di epolis relativo alla petizione (che ho sottoscritto) e alla fiaccolata virtuale promossa da www.controlapedofilia.com.


23 giugno, Giornata Mondiale dell'Orgoglio Pedofilo.

Sì, avete letto bene, il 23 giugno si terrà la giornata Mondiale dell'orgoglio Pedofilo; tutti i pedofili del mondo accenderanno una candela azzurra. Un gesto simbolico per ricordare i pedofili incarcerati perché - come dicono loro - "vittime delle discriminazioni, delle leggi ingiustamente restrittive per ribadire l'amore che proviamo per i bambini" (boyloveday international). Queste persone (se è giusto indicarle così) hanno pure un loro sito e non è un sito illegale, non contiene pornografia, anzi questi signori si impegnano a convincere i loro lettori di agire nel bene, di volersi differenziare dai criminali, da chi commette atti violenti, da chi costringe i bambini, i ragazzi, dicendo che loro li amano. Interessante la galleria di immagini, dove anche Babbo Natale viene mostrato al pari di un pedofilo, dove addirittura viene mostrato un fin troppo amorevole prete in compagnia di un ragazzino: si evince un chiaro desiderio di far apparire assolutamente normale e non come perversione sessuale il portare avanti un rapporto tra un adulto e un minorenne. Non è una novità: sono 8 anni che questa giornata esiste, che questo sito è on line, nell'indifferenza di tutti gli organismi internazionali.
E' stato richiesto anche l'intervento dell'ONU, ma tutto è rimasto così com'è. Ora è partita una petizione, mentre la polizia postale spiega perché non si può chiudere il sito.
http://www.epolisroma.it/
http://www.poliziadistato.it/pds/primapagina/pedofilia/index.htm

Questa è la prima risposta a questa giornata:
Una fiaccolata a Palermo contro la pedofilia. L’Associazione per la Mobilitazione Sociale di Palermo chiede che vengano oscurati tutti i siti web che in qualche modo danno voce e spazio alla pedofilia. Le istituzioni prendano una ferma posizione considerando reato anche la solo promozione on line di questo turpe mercato.

http://petizione.epolis.sm/
http://www.controlapedofilia.com/pages/home.php

Post pubblicato anche da:

http://lascritturacreativa.ilcannocchiale.it/
http://franca12.splinder.com/
http://iperio.wordpress.com/
http://antoniocracas.blog.lastampa.it
http://spuntocattolico.blog.lastampa.it

venerdì 1 giugno 2007

"Travaglio" notturno

No tranquilli...non sto per mettere al mondo un povero pargoletto (sarebbe un'inutile cattiveria nei suoi confronti :p)...però stamattina mi sono ricordata come ieri, prima di andare a dormire, mi erano venuti un po' di spunti interessanti da pubblicare su questo blog.
Forse ero in preda ad allucinazioni provocate dalla birra (difficile, visto che che ha annaffiato abbondanti dosi di pasta con salsiccia e rucola) oppure ero semplicemente affascinata dai discorsi di Roland Barthes sulla Fotografia, in La Camera chiara, che sto leggendo per un esame...
Fatto sta che vorrei interrogarmi su questo: come mai le mie migliori idee nascono di sera/notte? Perché la mia mente, che a quell'ora dovrebbe prepararsi a spegnere tutto per la quiete notturna, invece elabora più velocemente ed efficacemente che di giorno?
Perché ho proprio la sensazione che di sera le idee siano più chiare, più nitide?
E mi fa arrabbiare il fatto che il mattino dopo la chiarezza è ormai persa, come se il vento avesse spazzato via le tracce...infatti non ricordo nulla, come un sogno, che sono sicura di aver fatto, ma che non ricordo.
Ditemi voi: che io sia destinata in realtà a stare sveglia di notte per non lasciarmi sfuggire tutti i germogli delle nuove idee?
Spero proprio di no.

martedì 29 maggio 2007

Giornata no

Scusate, oggi proprio non è giornata: mi sento triste, solo e incompreso, e non riesco a togliermi l'amarezza di dentro. Di ogni cosa riesco a vedere solo i lati peggiori, e il bicchiere mi sembra vuoto per ben più che la proverbiale metà.

Penserete che sia dovuto a questo, quanto sto per dire. Beh, mi tocca contraddirvi almeno in parte: è una cosa che penso già da qualche tempo, solo che i freni inibitori della cortesia e della discrezione mi hanno sempre impedito di comunicare la sensazione che provo ogni volta. Senza contare che ho sempre pensato che certe cose fossero più belle quando escono spontanee (o quasi), quindi ho sempre preferito non sollecitare troppo, anche per non scadere nella più umiliante delle suppliche: sono pur sempre un Leone, anche se atipico (o, almeno, così dicono quelli che di oroscopo ne capiscono quanto o meno di me), e ho il mio orgoglio da difendere.

Ma oggi, che se mi tengo dentro ancora qualcosa va a finire che esplodo, vi voglio dire: ma tutti voi che, ne sono sicuro, ogni tanto una scappata da queste parti la fate... perchè non lasciate mai, o quasi mai, un commento? Non dovete per forza svelare uno dei segreti di Fatima sapete, basta anche solo un "ciao, sono qui!", un "sono d'accordo" o "non sono d'accordo", qualsiasi cosa allevi a chi (io, guardacaso) si prende la briga ogni tanto di sprecare mezz'ora per buttare giù due righe l'impressione di parlare all'aria. Che, credetemi, c'è...

Nei limiti delle nostre passioni da geek, io e la titolare del blog cerchiamo di spaziare negli argomenti: capisco che il cinema non a tutti piaccia, capisco che per molti i giochi siano una cosa per bambini, arrivo persino a capire che parlando di libri spesso la risposta è "leggere? e chi ne ha il tempo?"... ma santo cielo, possibile che non abbiate 10 minuti per scoprire che siete nerd al 12%, oppure che se foste un supereroe sareste Mr. Fantastic (fortunata la vostra ragazza)?!? Oppure per dire "non avevo mai sentito parlare del genocidio in Rwanda... che storia triste!". O, ancora, "ti sei dimenticato una cosa importante: donna al volante, pericolo costante! (e scusa la triplice rima baciata)". O, ancora... quello che vi pare, il concetto mi sembra chiaro.

Fine dello sfogo, scusate il disturbo.

venerdì 25 maggio 2007

Travian secondo Didona

Da parecchio tempo, più o meno da quando sono diventato co-autore di questo blog direi, avrei voluto scrivere qualcosa su Travian. Ma, nonostante qualche accenno in un post passato, non sono mai riuscito... un po' perchè non mi sentivo ispirato, un po' (ma questo molto poco) perchè avevo paura di passare per immaturo, un po' (questo soprattutto) perchè avevo paura di scrivere qualcosa di non fruibile dai "non addetti".

Mi è sempre spiaciuto, anche perchè ci tenevo assai a rendere omaggio ad un passatempo che mi ha regalato tante ore di serenità e divertimento, che mi ha fatto trascorrere momenti piacevoli con la titolare del blog, che mi ha fatto gioire e soffrire, esaltare e demoralizzare, irridere e rosicare...

E poi insomma, sento che per la stupenda storia sentimentale che sto vivendo qualche piccolo debito verso questo gioco ed il suo predecessore OGame ce l'ho. Ed ora l'ho detto.

Ma, a parte questo, tutto quello che avrei voluto dire su Travian è espresso con stile ed eleganza (laureata in lettere con il massimo dei voti, mica cazzabbubbole!) dalla cara Didona nel blog del suo moroso Busca. Potrei copiarlo pari pari, dalla prima all'ultima parola, e concludere alla Forrest Gump con "...e questo è tutto quello che ho da dire, su Travian".

Grazie, Mariangela, Grazie!

martedì 22 maggio 2007

Arrivare secondo

Adoro il boardgame "Il gioco del Trono".

Un gioco da tavolo strategico - militare (stile "Risiko!", per intenderci) in cui ad inizio turno si girano tre carte da altrettanti mazzi e si scoprono le condizioni particolari di quel turno. E qui finisce l'aspetto casuale: da quel punto in avanti, ogni mossa è determinata in maniera semplice e rigorosa sulla base di poche regole, lunghe da spiegare ma nel complesso intuitive una volta afferrati i meccanismi alla base - non solo, ma anche divertenti e sostanzialmente realistiche!
Cinque giocatori che si sfidano in una guerra senza quartiere, e in cui l'arma più forte è la diplomazia. Si, perchè per colpire un avversario ci si scopre rispetto all'altro, o magari è necessario aspettare che sia lui a scoprirsi attaccandone un terzo, o che sia fiaccato dai ripetuti assalti del quarto. Pertanto, i dieci turni del gioco si susseguono in una rete di accordi, alleanze, scambi di favori e tradimenti.

Ad una prima occhiata può sembrare conveniente stipulare un accordo stile "patto d'acciaio": alleanza indissolubile, fraterna e totale. Questo porta ciascun giocatore ad avere quasi la forza di due, e se si sceglie oculatamente il partner si possono ottenere sinergie notevoli e tali per cui, con molta probabilità, i tre che rimangono scopriranno che per sopravvivere devono a loro volta allearsi e fare fronte comune contro la minaccia. Solo che, avendo passato l'inizio del gioco a farsi la guerra, la loro alleanza sarà meno efficace in quanto minata alla base da rancori, ricordi e sfiducie.

Ciononostante, è una strategia che a me personalmente non piace.
Non mi piace perchè ho potuto vedere che un giocatore spregiudicato e senza vincoli "morali" (per quanto si possa parlare di morale in un boardgame...) ha più possibilità di vittoria, siccome non ci sono opportunità che debba astenersi dal cogliere.
Ma soprattutto, quello che ho costatato è questo: in assenza di un giocatore di tal fatta, i due alleati presumibilmente si troveranno a competere per la vittoria. Però gli sfuggirà di mano la capacità di stabilire chi vince e chi arriva secondo: questo sarà stabilito dal comportamento degli avversari, da cui ciascuno dei due può solo sperare di risultare favorito.

Chi gioca in questo modo, secondo me gioca per arrivare secondo.


Quando si gioca al gioco del trono, si vince o si muore. Non esistono terre di nessuno.

Cersei Lannister

sabato 12 maggio 2007

lunedì 23 aprile 2007

Strana coincidenza...

Questo è un segno.
All'apertura di questo blog avevo già scelto un'immagine che mi rappresentasse...ed è stato Escher il prescelto.
Oggi mi ritrovo su uno degli ennesimi quiz di blogthings ed ecco cosa esce fuori:

Who Should Paint You: M.C. Escher

Open and raw, you would let your true self show for your portrait.
And even if your painting turned out a bit dark, it would be honest.

lunedì 16 aprile 2007

Citazioni

Ci sono frasi di film destinate a passare alla storia. Nessuno ha ancora capito bene perchè, ma una frase pronunciata nel modo giusto e scegliendo accuratamente le parole può uscire dal suo contesto, bucare lo schermo e fissarsi in maniera indelebile nel cuore e nella mente degli spettatori - o, perlomeno, di alcuni di loro (ne conosco viceversa altri, pur grandi appassionati di cinema, a cui questa cosa non capita: per suggestive che siano, le frasi scivolano su di loro come acqua).

Tutti ricordano "io ti spIezzo in due!", tutti ricordano "ho da farti una proposta che non puoi rifiutare", tutti ricordano "tu sei solo chiacchiere e distintivo, chiacchiere e distintivo!". La citazione che vi propongo però è un po' più di nicchia. E' più lunga, il che non è un bene: una frase che richieda di prendere fiato a metà fa molta meno presa. Ed è meno immediata, anche se portatrice di verità ed insegnamenti di vita. Semisepolta tra le altre chincaglierie della mia memoria è riaffiorata improvvisamente ieri sera, e nel dormiveglia mi sono impegnato nel tentativo di ricostruirla riuscendovi solo in parte. Dopo una breve ricerca su Wikiquote ecco qui il testo completo:

Non devo avere paura. La paura uccide la mente. La paura è la piccola morte che porta con se l'annullamento totale. Guarderò in faccia la mia paura. Permetterò che mi calpesti e mi attraversi. E quando sarà passata, aprirò il mio occhio interiore e ne scruterò il percorso. Là dove andrà la paura non ci sarà più nulla. Soltanto io ci sarò.

(Dune, 1984, regia di David Lynch)

mercoledì 11 aprile 2007

Puzzled...

Ora spiegherò perché mi piace tanto fare i puzzle :)

La ragione pura e semplice è che sento una specie di formicolio ogni volta che un pezzo si incastra alla perfezione.
E poi ci sono altri motivi...come il vedere un quadro che pian piano prende forma, colore, unità da centinaia e centinaia di pezzettini, che da soli non significano nulla...niente di niente, tranne quando trovi IL pezzo che stavi cercando da molto tempo e senza il quale non riesci ad andare avanti.
Unità e molteplicità. Mi ritrovo a provare tutte le possibili combinazioni, più e più volte...piccole frustrazioni che rendono solo più piacevole la soddisfazione del completamento finale.
C'è chi prova piacere a disfare il puzzle finito, come se fosse un mandala di sabbia che deve essere necessariamente distrutto, altrimenti perde il suo senso.
C'è a chi piace incorniciarlo e a chi piace accarezzare a lungo la superficie leggermente gibbosa e completa.
A ognuno di questi piaceri quasi sempre si associa un piccolo dispiacere: che il gioco è ormai completato.

venerdì 6 aprile 2007

Rwanda, il grido del silenzio

Non so nulla di Africa. Contro ogni ragionevolezza, i meccanismi automatici del pensiero portano a postulare che ciò di cui non sai nulla non possa, in definitiva, discostarsi di molto da ciò che conosci bene. Gli astrofisici mascherano questa evidente limitazione cognitiva sotto paroloni altisonanti come Principio antropico, i vecchi delle mie parti la fanno più breve con tutto il mondo è paese.

Questa convinzione di fondo sopravvive indisturbata per buona parte del tempo. Poi, con una folgorazione preannunciata da diversi giorni (giorni in cui senza rendermene conto appieno mi ha spinto come in una premonizione a procurarmi il film "Hotel Rwanda", che ora ho a casa in attesa di essere visto), arriva la consapevolezza che dopotutto non è così.

La rivelazione questa volta si è manifestata sotto forma di post nel blog di un amico virtuale nizzardo, Dragor - journal intime: vi invito a visitarlo, a leggerlo, a rifletterci sopra. A me ha fatto venire i brividi, scioccato e commosso.



Verdi colline del Rwanda, cosi' belle e cosi' segrete.
Parlate col silenzio, e il silenzio grida di dolore...

Pascal Nzezahayo, poeta rwandese

giovedì 5 aprile 2007

martedì 3 aprile 2007

Maschilismo

L'autrice principale del blog continua a latitare, così ogni tanto riprendo la parola io.
Ultimamente ho parlato spesso di lavoro, siccome però quest'ultimo periodo è stato (ed è tutt'ora) particolarmente duro preferisco invece svagarmi un po' arricchendo la categoria "Miscellaneous".

Sono un maschio, anche se molto spesso quando non riesco ad interessarmi dei tipici argomenti di genere (motori, sport in generale e calcio in particolare...), oppure quando non riesco a vincere la naturale riservatezza e pudore su certi argomenti e scelgo espressioni da fine '800 come "mi ha sedotto", o ancora quando mi commuovo (letteralmente, mi vengono proprio le lacrime agli occhi) di fronte alla bellezza di una certa ragazza, sento la mia virilità in ribasso e me ne vergogno un pochino.
Tuttavia, come tutti i maschi ho dei naturali pregiudizi sulle donne:
- scelgono il compagno dal portafogli, o perlomeno se non è il primo è uno dei fattori determinanti;
- non importa quanto sono in realtà disposte al tradimento, faranno sempre le civette e si compiaceranno sempre di essere corteggiate;
- saranno sempre irrazionali, e riterranno di avere il sacrosanto diritto di essere irrazionali quando e come gli aggrada.

Ce ne sarebbero mille altri, ma preferisco lasciare che siano i commenti ad evidenziarli (per piacere, senza scadere nella volgarità: siamo già d'accordo che "sono tutte p%$#ane", non c'è bisogno di ribadirlo ^^).

Avanti maschietti, dite la vostra!
Si accettano anche commenti femminili, ma solo per difendersi: luoghi comuni sui maschi saranno cestinati in quanto OT, se volete riportarne chiedete a Gaia di aprire uno spazio all'uopo :-)

giovedì 22 marzo 2007

Scaricabarile

Il mondo del lavoro e delle aziende ha un formalismo tutto suo, un giovane entusiasta con tanta voglia di fare (e, direbbero alcuni, un po' troppo ingenuo) ha spesso difficoltà ad afferrarne le dinamiche e le regole non scritte, e ancor più ad adeguarcisi.

Riporto una cosa appena capitatami, apparentemente (secondo me, almeno) priva di senso ma sotto sotto significativa del modus operandi di certi colleghi.

Ricevo questa telefonata:
- "Senti, c'è da fare questa cosa. E' compito mio o tuo?"
- "Dovresti spiegarmi esattamente di che cosa si tratta, cosicchè possa valutare... puoi venire un secondo qui da me, così ci parliamo di persona?"
- "Ora non ho tempo, devo fare altro. Comunque pensaci, poi mi dici"
- "Non è questione di pensarci, è questione che ho bisogno tu mi spieghi..."
- "Ah, giusto... beh, quando abbiamo tempo allora..."

10 minuti dopo, mi arriva una mail con priorità alta e inviata in cc al responsabile in cui mi faceva la stessa identica domanda, con le stesse parole e la stessa mancanza di spiegazioni.

Ora, a parte il nonsenso del non avere tempo per parlare ma di averne per scrivere, il succo di questa vicenda è che ogni gesto è volto a scaricare il lavoro: prima la domanda generica, sperando che io abboccassi con un "provo a guardare, al limite ti chiedo" (come, a onor del vero, spesso ho d'impulso fatto in passato, rimanendo invischiato in faccende scomode, inutili e seccanti che non mi competevano assolutamente); poi il "poi mi dici", che esonera da ogni responsabilità successiva (a chi avesse chiesto a che punto era la pratica avrebbe candidamente potuto rispondere "mah, sto aspettando una risposta da Davide..."); infine la mail, con lo stesso significato ma un aspetto più intimidatorio: finchè sono parole che volano si possono anche prendere con leggerezza, qualcosa di scritto ha ben altro peso e valore - altra dinamica da imparare, pena la sopravvivenza lavorativa!

A chi volesse dire "ma che schifo!": esatto, proprio la sensazione che provoca a me...

Buon lavoro!

mercoledì 7 marzo 2007

venerdì 2 marzo 2007

Quanto le devo?

Lavoro nel mondo degli acquisti. Una professionalità di cui in pochi sentono parlare, e che in passato è stata spesso sottomessa al settore commerciale, vero cuore pompante di un'azienda moderna. Solo che ora in molti ambiti l'ingegnerizzazione dei prodotti ha raggiunto o sta per raggiungere il suo limite, anche il commerciale più bravo è impotente di fronte alla forza della spietata concorrenza portata dal libero mercato, i lavoratori non si fanno più prendere per la gola... e così, una buona parte dell'utile di una azienda dipende da quanto riesce a comprare bene quello che, dopo averlo lavorato, rivenderà ai clienti.

In questo post vorrei parlare di una cosa che ho recentemente scoperto sull'argomento: tra i vari aspetti di un contratto d'acquisto, quello più universalmente evidente è costituito dal PREZZO con cui il bene o servizio vengono acquistati. Tale prezzo può invariabilmente essere classificato in una delle seguenti categorie:

- prezzo stabilito dal mercato: se cerco una penna per prendere appunti, mi guardo attorno e trovo almeno 10 persone disposte a (in realtà desiderose di) vendermi penne per prendere appunti. In queste condizioni il prezzo sarà più o meno livellato su quello che è il valore reale della penna suddetta con un piccolo margine di guadagno per il commerciante. La situazione oggettivamente migliore.
- prezzo stabilito dal cliente: più tipico dei servizi che dei beni. Se devo far fare un lavoro di muratura, e sono il cliente più importante di quella particolare impresa, posso dirgli "fammi quel lavoro e te lo pago tot" con notevoli probabilità di vedermi accettata la richiesta. Poichè la sopravvivenza di quel fornitore dipende dal lavoro che io gli dò ho potere di fare e disfare a mio piacimento. Casi come questo sono meno rari di quando si penserebbe.
- prezzo stabilito dal fornitore: Se decido che le consulenze legali saranno affidate ad un ben preciso Studio di fiducia in quanto il più abile e competente, quel medesimo Studio potrà praticarmi le tariffe che più gli aggradano poichè la scelta non dipende più dal prezzo. Una vera manna per chi riesce a mettersi in questa posizione, un vero disastro per chi fa il mio lavoro.

A chi dovesse capitare in una posizione simile alla mia consiglio vivamente di tenere a mente questa classificazione, insieme alle due regole che sto per enunciare: la prima, il potere di fare acquisti del terzo tipo è una sorta di benefit che la Direzione concede ad alcuni settori, secondo dinamiche che tutt'ora mi sfuggono. La seconda, mentre il primo tipo di acquisto è grossomodo stabile, il secondo necessariamente ha vita breve, il terzo può se siete bravi tendere a trasformarsi nel secondo... cogliere questi mutamenti e cavalcarli non è facile, ma è uno dei segreti del buyer moderno - oltre che una cosa che dà non poca soddisfazione, devo ammettere.

lunedì 26 febbraio 2007

What Sign Should You Be?

You Should Be A Leo

What's good about you: you always speak your mind and aren't scared of anything

What's bad about you: you have to be the boss, and you love to control others

In love: you enjoy being admired and pampered, but don't always reciprocate

In friendship, you're: easy to get along with and the center of attention

Your ideal job: member of royalty, TV anchor, or investment banker

Your sense of fashion: classic well fitting clothes that last forever

You like to pig out on: Greek or Italian food


(non ci avrei mai creduto, ma con me ci ha preso... chissà se sono l'unico?)

martedì 20 febbraio 2007

I giochi-che-non-finiscono

Come già scritto, il co-autore di questo blog è un gran giocherellone.
Ha iniziato a giocare poco dopo aver cominciato a respirare, e questo è tutto sommato abbastanza normale; meno normale il fatto che non abbia mai smesso, implacabile di fronte a tutti coloro che negli anni gli hanno suggerito di crescere (e sono tanti) e di dedicarsi a cose più serie - nella fattispecie, "cose più serie" = "ragazze", come se le due cose fossero mutualmente esclusive. Ipotesi che mi sono sempre sforzato di smentire, e credo di poter finalmente dire "c'ho ragione, e i fatti mi cosano (*)"... ma questa è un'altra storia!

Negli anni, pur mantenendo invariato l'amore per i giochi tutti - ancora adesso periodicamente trascino i miei amici in serate attorno ad un gioco da tavolo o di società - ho scoperto una vera e propria passione per una tipologia particolare, i giochi-che-non-finiscono. Un gioco-che-non-finisce si differenzia dagli altri per il fatto che nessuno "vince", in quanto o non sono previste condizioni di vittoria (come è tipico dei Giochi di Ruolo) oppure queste sono presenti sulla carta ma in realtà talmente remote e sostanzialmente irraggiungibili che un giocatore può serenamente non considerarle, e godersi il gioco senza stare a preoccuparsi per la sua fine (chi non ha idea di come questo sia possibile dovrebbe provare una partita a Risiko! con persone brave a giocarci... può diventare una gara di resistenza più che abilità).

Stare a pensare alla fine del gioco rovina il gioco stesso: lo sto vivendo da diversi mesi sul server 1 di Travian, e i segnali ci sono già nei primi 10 giorni di apertura del T3. E sono sinceramente convinto che questo concetto si possa applicare in tutti i campi dell'umano affaccendarsi: nel leggere un libro, nel giocare un'avventura su PC, in una storia d'amore...



(*) Paolo Cevoli, nei panni di Palmiro Cangini

giovedì 15 febbraio 2007

Povero attore alcolista...

Come ho scoperto da un anno a questa parte, ci sono molti modi di guardare un film. Devo ancora capire se esista un modo "giusto", però... nel qual caso ovviamente andrebbe abbinato al film medesimo: chi guardi "Tempi moderni" con gli stessi occhi con cui vede "Mission Impossible II" deve aspettarsi cocenti delusioni. Dall'uno, o dall'altro, o da tutti e due.

Partendo dalle cose facili, in questo post mi propongo di parlare del più intuitivo e immediato, quello che dominava il mio gusto cinematografico ed influenzava le mie scelte e i miei giudizi: quello di chi vuole farsi raccontare una storia.

Alla fine del film si esce dal cinema con una vaga sensazione di piacere o fastidio legata al come la storia è stata raccontata, in termini di abilità del regista di "annullare" il tramite cinematografico facendo dimenticare allo spettatore che sta guardando un film, e consentendogli invece di "entrare" nel quadro che dipinge.
Ma, soprattutto, si esce con la testa ricolma di una serie di eventi, impressioni, giudizi sulla vicenda e sui personaggi che la vivono.

In alcuni casi il regista usa uno stratagemma molto affascinante: elementi essenziali della trama vengono celati per buona parte della proiezione, e sono svelati soltanto nelle ultime battute... o, addirittura, non sono svelati affatto, lasciando al pubblico di ricostruire la vicenda in maniera per lui coerente e soddisfacente sulla base degli indizi che ha. In questi casi, non è raro che persone diverse "leggano" il film in maniera opposta, interpretando ciascuno secondo il suo stile e vissuto e raggiungendo conclusioni differenti: qualcuno lo liquida come "una boiata", qualcun altro lo erge a "capolavoro", i moderati concludono che "l'inizio è bello, ma sul finale stravacca(*) un po'".

Non sono termini a caso quelli che ho scelto... in realtà ho in mente un film ben preciso, "The Prestige" di Cristopher Nolan. Spiegarvi la mia lettura sarebbe complicato, inoltre mi costringerebbe a spoilerare su buona parte del film... senza contare che non credo in molti appoggerebbero la mia versione. Pertanto, vi dico solo questo: non vi fa un po' pena, pensare a come muore quel povero attore alcolista?



(*) stravacca: espressione in uso dalle mie parti, probabilmente mutuata dall'allevamento dei bovini che vengono tenuti in stalli ben delimitati. In generale identifica il comportamento di qualcuno o qualcosa che esce dai binari, allontanandosi dalla retta via.

lunedì 12 febbraio 2007

What Superhero Are You?




You Are Superman



Faster than a speeding bullet, more powerful than a locomotive, and able to leap tall buildings in a single bound.

And pretty cute too. No wonder you're the most popular superhero ever!

Hitchcock secondo Hitchcock

Ultimamente sto preparando un esame di iconografia del cinema. In programma ho una gustossissima raccolta di articoli e interviste di Alfred Hitchcock: il maestro della suspense.
Mi piace moltissimo come procede a descrivere, con il suo tipico humour inglese e con un certo compiacimento, il suo stile, le sue idee e la perfetta padronanza del mezzo cinematografico.
Non è un autore modesto, questo no...ma non ha nessun problema a rivelare i suoi trucchi del mestiere e a spandere il verbo della suspense.
Quando spiega perché i (suoi) thriller hanno successo:

Perché andiamo al cinema? Per vedere la vita riflessa sullo schermo, certo, ma che tipo di vita? Naturalmente, non il tipo di vita che viviamo tutti i giorni, oppure la stessa ma con una differenza; la differenza consiste in sconvolgimenti emotivi che chiamiamo, per convenienza, "brividi". La nostra natura è tale che dobbiamo subire tali "scuotimenti" per non diventare inattivi e simili a molluschi; ma d'altra parte, la civiltà ci ha protetti e riparati in modo tale che è molto difficile vivere questi brividi in prima persona. Perciò dobbiamo viverli in modo artificiale e il cinema rappresenta il miglior mezzo per questo scopo.
(...) Il cinema può lasciare allo spettatore la certezza subconscia dell'assoluta sicurezza riuscendo tuttavia a sorprendere la sua immaginazione giocandogli scherzi inattesi.
(...) Scene del genere (di brivido), che fanno scorrere più velocemente il sangue nelle vene, hanno effetti benefici per chi ha problemi di indigestione, gotta, reumatismi, sciatica e invecchiamento prematuro. Il pubblico prospera grazie ai brividi, il cinema prospera grazie al pubblico, i registi prosperano grazie al cinema e tutti sono felici.
(da Why "thrillers" thrive, di A. Hitchcock)

giovedì 8 febbraio 2007

Adam Smith

Mi fa piacere che sia stata prevista una sezione "Giochi" in questo blog, perché è il mio argomento favorito. Adoro giocare, e lo trovo un modo molto educativo di crescere (oppure, come nel mio caso, di non crescere!).

In maniera alquanto fortuita mi è capitato di leggere un libro abbastanza di nicchia, la "Teoria dei sentimenti morali" di Adam Smith. Beh, non ci crederete ma il padre delle idee su cui si fonda il moderno capitalismo ha parlato anche di giochi... ecco cosa ne scrive:

"Sembra che gli Stoici abbiano considerato la vita umana come un gioco d'abilità, nel quale, tuttavia, opera anche il caso, o almeno quel che si intende volgarmente per "caso". In tali giochi la posta in palio è normalmente una sciocchezza, e tutto il piacere del gioco consiste nel giocare bene, con correttezza e abilità.Se, malgrado tutta la sua abilità, tuttavia, il giocatore, per l'influenza del caso, dovesse perdere, la perdita gli provocherebbe allegria, più che una seria sofferenza. Egli non ha fatto mosse false, non ha fatto nulla di cui doversi vergognare, ha goduto del tutto del piacere del gioco.Se, al contrario, il cattivo giocatore, nonostante tutti i suoi sbagli, dovesse vincere, il successo non gli darà che una scarsa soddisfazione. Egli è mortificato dal ricordo di tutti gli errori commessi. Anche mentre gioca, non riesce a godersi il piacere che il gioco gli procura. Poiché non conosce bene le regole del gioco, la paura, il dubbio e l'esitazione precedono ogni sua mossa, e poi, quando si accorge che era sbagliata, la mortificazione arriva a completare lo spiacevole circolo delle sue sensazioni."

C'è un seguito alla citazione, ancora più interessante... ma è anche più difficile, ed inoltre più estremo. Mi sa che ve lo risparmio, per questa volta!

Apertura parte seconda

Buongiorno a tutti (e quattro) i lettori del blog,
è ormai una settimana che ho ricevuto l'investitura a co-autore del blog, ma ancora non mi sono deciso a scrivere nulla. Ieri sera mi ci ero messo, ma poi...

Comunque, ora sono in ufficio. Dovrete aspettare ancora un po', temo. Mi auguro solo che possiate poi scoprire che ne è valsa la pena.

Ancora buona giornata, io torno a sforzarmi di combinare qualcosa di buono.

Davide

mercoledì 7 febbraio 2007

il Gazzola se ne va

come avevamo previsto già da mesi, ma senza l'agghiacciante sicurezza...il nostro coinquilino Gazzola se ne va dall'umida conca bolognese. Ci ha dato questa notizia stamane, partirà a maggio.
E' sempre triste veder partire i coinquilini, più passa il tempo e più ti senti lasciato indietro.
L'ultima e dolorosa fu la partenza di Faby, la migliore coinquilina che si possa desiderare, perché dava una profonda armonia in tutta la casa: placava le moine e combatteva con l'orsone sopracitato, grande ascoltatrice.
Non che sia lontanissima...anzi stando a Ferrara, sta a un tiro di schioppo da Bologna (bé, se non fosse per la tangenziale e il traffico sovraumano, lo sarebbe davvero).
Ma il Gazzola chi lo rivede più?
La vita da studenti significa anche arrendersi a questo: si conoscono un sacco di persone e se ne perderanno di vista quasi altrettante, per semplice entropia.

giovedì 25 gennaio 2007

momenti della giornata

Non posso dire che oggi sia una giornata particolare, in fondo è stata molto normale.
Tuttavia mi vengono in mente due momenti particolari: uno piacevole e uno misterioso.

Inizio da quello piacevole:
Vi capita mai che nella tensione accumulata per uno sforzo, un impegno, si crei all'improvviso un'isola di tranquillità?
Stamattina, mentre trotterellavo per via Zamboni, in direzione della biblioteca, ho sentito da lontano una musica. Era un'aria conosciuta, suonata al violino da un musicista da strada...i portici creavano un'eco meravigliosa. Continuando a camminare, mi trovo davanti un piccione, che decide di alzarsi in volo, quasi disturbato dalla mia fretta. E mentre sentivo ancora quella musica, il piccione volava davanti a me in verticale, quasi seguendo nei movimenti l'armonia del violinista.
Lo so che è una scemenza, ma in quel momento sembrava che il piccione danzasse...e guardarlo mi dava una grande tranquillità.

L'altro momento è stato molto diverso, perché in realtà l'impressione straniante rimane ancora adesso.
Uscendo di casa per l'ennesima volta, trovo una cartolina nella buca delle lettere: indirizzata a me e raffigurante le diverse attrazioni di Londra, in un collage assai improbabile.
Era firmata così:"Saluti da Apo e Claude da Londra!!!"
Il punto è che questi due non li conosco! ^^
Mi sono fatta una spremuta di celluline grigie per almeno mezz'ora, cercando di capire come era arrivata a me quella cartolina...
uno scherzo? una mia amnesia temporanea? un caso fortuito?
non ho ancora la risposta, però accetto suggerimenti :p




formichine...

In generale non mi piacciono gli insetti, specialmente i ragni.
Ma per le formiche ho sviluppato una simpatia fuori dal comune.
Da piccola, a casa della mia amica Sophie, passavamo le giornate piovose con l'Amiga e con una serie interminabile e indimenticabile di giochini. Tanto per fare qualche nome: Indiana Jones, Zack Mc Kracken, Lemmings, Déja vu...
Ultimamente mi è tornato in mente uno di quei giochi, un puzzle game simile a Lemmings, solo che c'era un'unica formichina che doveva spostare e spingere tanti mattoncini nella sequenza giusta per creare un "effetto domino". Era molto divertente, oltre ad essere un'ottima ginnastica per il cervello ^^ (Pushover)
Poi alcuni anni fa degli amici francesi mi hanno praticamente messo in mano un libro che per molti ragazzi francesi è diventato un culto e che alcuni insegnanti hanno incluso nei programmi di studio, Les Fourmis, di Bernard Werber.
Una storia affascinante, perché ti immerge completamente nel mondo delle formiche, la seconda famiglia di animali sociali (i primi animali sociali sono in realtà le loro cugine termiti).
Ed è anche molto interessante perché racconta in chiave metaforica e in scala ridotta quelle guerre e quelle crisi che ha vissuto il genere umano.

martedì 9 gennaio 2007

Apertura...

Il primo post.
Di nuovo non so che dire...
Vorrei trovare una qualche formula propiziatoria perché questo blog sia ricco di riflessioni e frammenti di vissuto.
Ma come al solito, la testa corre più veloce delle mie dita e mi distanzia inevitabilmente da quello che intendevo dire.
Appunto, parliamo di intenzioni, perché no?
Parliamo di intenzioni e di aspettative...la forma embrionale, primitiva di ciò che invece realmente siamo e facciamo.
Io questa pietra la butto lì nello stagno, vediamo quante onde fa...